Una pubblicità, alcune riflessioni

Ne hanno già parlato altri blog (Blog al quadrato, Tracce di Elfo tra quelli che seguo), ma voglio anche io dare spazio ad una pubblicità che trovo davvero speciale.

Prescindiamo dal fatto che Ikea sia un’azienda e che quindi, facendo un minimo di marketing, intenda attirare l’attenzione a fini commerciali: è sacrosanto sia così. Non è questo il punto.

Spero che qualcuno, vedendo la pubblicità, si interroghi. Mi voglio immaginare le possibili domande che potrebbero sorgere. Non è che una pubblicità debba avere più valore di quello che intrinsecamente ha, ben inteso. Solo che vorrei, mettiamola in questi termini, che la gente si ponesse un po’ di questioni.
Ma questi due uomini, rappresentano una famiglia?
Domanda interessante, se la dovrebbero fare tutti (intendo… tutti, afferenti al mondo GLBTQ in primis!): che cos’è una famiglia? Vogliamo dire che è una società naturale? Formata da chi? Si può essere famiglia senza un riconoscimento legale del vincolo? Si può pretendere, di converso, di avere accesso al medesimo strumento di valorizzazione giuridica e sociale delle coppie eterosessuali, ovvero il matrimonio?
Per me la risposta è sì, sono una famiglia, vogliono essere una famiglia, non c’è nulla di cui rimanere sconvolti. Anche perché non comprendo le numerose, nonché odiose, intellettualmente fragili, spurie e vagamente omofobe argomentazioni che negherebbero valore alla famiglia omoaffettiva. Ma di questo probabilmente tornerò a parlare. Però è indubbio che fino a quanto nel sentire comune, due uomini, due donne insieme non sono famiglia, perché non vengono percepiti come tali, è inutile rincorrere l’evoluzione sociale o l’illuminante intervento del legislatore.
Poi vorrei che questa pubblicità suscitasse domande nei giovani, nei bambini, che chiedessero ai loro genitori il perché di due uomini che si tengono per mano e vanno a fare la spesa, che costringessero, con la tipica e spiazzante lucidità dei più piccoli, a parlare e trovare risposte. In questa immagine non c’è nulla di provocante, nulla di erotico (come in molte pubblicità capita), nulla di ambiguo. Quindi, teoricamente, potrebbe comportare l’occasione di risposte date in serenità, posto che molto dipenderebbe comunque dalla cultura e dalla sensibilità dei genitori.
Poi vorrei che questa immagine suscitasse un’altra domanda, in chi magari vive situazioni di coppia omosessuale ed ha paura a tenersi per mano in strada, perché sente il peso degli occhi addosso, perché si sente a disagio, perché ha paura di essere additato come diverso, perché non è tranquillo quando si siede ad un ristorante con il partner e sente immediatamente il giudizio altrui che incombe… le circostanze possono essere molteplici. Attraverso gli occhi degli altri, probabilmente, si rivivono le proprie titubanze, le proprie paure, la non completa accettazione. Diamo per assodato tutto ciò. Certo è che a volte, ci vuole più coraggio.
A me, questa immagine ha fatto venire voglia di andare a fare la spesa. Ovviamente non da solo. E provare a superare, un passo alla volta, un po’ di limiti.
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4 pensieri su “Una pubblicità, alcune riflessioni

  1. Ti lascio come commento un botta e risposta sul mio FB. Mi si chiedeva se trovavo la campagna positiva, io ho risposto di si e che ero daccordo con quanto scritto da te. LUCA: si ma ho idee contrastanti, provo a spiegarmi: in parte mi sembra positiva perché è una scelta coraggiosa quella di utilizzare questo tipo di campagna pubblicitaria in Italia.Dall'altra sicuramente è una pubblicità che ha colto nel segno, fa parlare di sé.Ancora noto che è positivo il messaggio di ugualianza che ne scaturisce, però non riesco a capire come mai mi ronza qualcosa nelle orecchie.E' come se con quello slogan, avessero sì accettato ogni tipo di famiglia ma allo stesso tempo avessero implicitamente ammesso la subordinazione che c'è nella società di un tipo di famiglia piuttosto che di un'altra.Non so, mi ha fatto una impressione non così positiva.IO:Il fatto che la "famiglia" della foto sia subordinata a quella ufficiale è un dato di fatto Luca. Non è questione da ammettere o no. Il punto semmai è che sempre più persone ed in questo caso Aziende ammettano pubblicamente di non esser più d'accordo con i vecchi costumi. Solo così si allarga il consenso, e cioè con la presa in carico della responsabilità delle proprie idee a livello pubblico. E noi in Italia in specie, non abbiamo mai questo coraggio. Siamo abituati ad aspettar che lo facciano gli altri e spesso paradossalmente sono le aziende che prendon per prime l'iniziativa, per vendere ok, ma soprattutto perchè sanno esserci un bacino di popolazione che già la pensa così ma mai lo dirà per strada. Penso che aimè la pubblicità, a parte i fini, può essere un tramite efficace per il passaggio di certe idee. Nel bene e nel male.

  2. >Elfo, sono completamente d'accordo con la tua risposta. L'evoluzione del costume e del senso comune passa anche attraverso le scelte di chi può avere un impatto forte sull'opinione pubblica.La cosa che apprezzo della pubblicità di Ikea non è il fatto di aver strizzato l'occhiolino alle coppie gay, secondo me non è stato questo il punto. Già in passato, ricordo nei cataloghi che l'immagine della famiglia, sicuramente mutuata dalla realtà scandinava da cui l'azienda proviene, era più aperta rispetto all'immagine tradizionale.Pero anche che l'uso di un immagine di una coppia gay senza alcuna connotazione di diversa tipologia, sia un messaggio non solo di apertura, ma di uguaglianza, che si esprime nell'essere coppia nella vita, a prescindere dall'orientamento sessuale.Se poi Ikea trarrà un beneficio economico (penso che già ora il fatturato sia buono, per cui non avesse bisogno di attirare una categoria piuttosto che un'altra), ben venga. L'uguaglianza dei gay passa anche dalla consapevolezza di essere soggetti su cui il marketing può investire, come avviene per tanti altri settori e pubblicità.

  3. Davvero bello questo tuo post Amfion!Io penso che questa pubblicità possa essere molto utile, forse più di tante discussioni sul tema. Ovviamente essendo una pubblicità il suo fine ultimo è quello di attrarre più clientela possibile, ma visto che viviamo in una società soggiogata dalla pubblicità e dall'immagine, forse questo può essere il veicolo giusto per smuovere nelle persone un po' di riflessione e di coscienza critica.E poi finalmente si vede una coppia di due uomini, non ridicolizzati e stereotipati.Per me la famiglia è (dovrebbe essere) un luogo di Amore e basta, indipendentemente dal genere di chi la crea.Che qualcuno mi venga a dire che questa http://www.youtube.com/user/depfox non è una famiglia! Come ho scritto a loro, c'è più amore qui che nella mia 🙂

  4. Ciao Stefy! Sono d'accordo sul fatto che questa pubblicità non ridicolizza la relazione tra due uomini, ma per il fatto che vuole veicolare un messaggio diametralmente opposto a quello di molte altre pubblicità. La famiglia non è solo il luogo dell'amore, ma è una societas, un nucleo sociale, io lo vedo così. Che poi si tenga in piedi grazie alla relazione interpersonale è vero, ma è altrettanto famiglia quella che sta su per inerzia. Comunque sia, all'estero appare come nucleo con una fisionomia ben definita, questo credo sia giusto garantirlo a tutte le persone, per il principio di uguaglianza. Ma ci tornerò, il tema mi appassiona.Conoscevo il canale youtube che mi hai suggerito, apprezzo molto il loro impegno civile anche per far conoscere un certo modo di essere famiglia e la possibilità di avere accesso a tutti gli istituti giuridici che caratterizzano tale nucleo, compreso il matrimonio e l'adozione dei figli. Per il nostro paese, semplice fantascienza!

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